Nel mondo dell’ingegneria edile moderna, l’efficienza energetica e il comfort abitativo sono obiettivi primari. Uno degli ostacoli più significativi al raggiungimento di questi obiettivi è rappresentato dai ponti termici. Ma cosa sono esattamente?
Un ponte termico è una zona localizzata dell’involucro edilizio dove la resistenza termica è significativamente inferiore rispetto alle parti circostanti. In parole semplici, sono vie preferenziali per la dispersione del calore in inverno e per l’ingresso del calore in estate. Si tratta di discontinuità nell’isolamento termico che possono derivare da:
- discontinuità geometriche (ponti termici geometrici): cambiamenti nella forma dell’involucro, come spigoli, angoli tra pareti, connessioni parete-solaio o parete-copertura.
- discontinuità materiche (ponti termici materici o di struttura): presenza di materiali con conduttività termica differente all’interno della stratigrafia, come pilastri in cemento armato all’interno di una muratura, telai delle finestre metallici, davanzali passanti, elementi di fissaggio metallici.
- combinazione delle due (ponti termici misti).
Per un tecnico edile, comprendere e gestire i ponti termici è cruciale. Essi influenzano direttamente:
- le prestazioni energetiche dell’edificio (aumentando i fabbisogni per riscaldamento e raffrescamento)
- il comfort igrotermico degli occupanti
- il rispetto delle normative vigenti (come il DM Requisiti Minimi)
- la prevenzione di patologie edilizie come muffa e condensa
- la durabilità dei materiali e delle strutture.
Ignorare i ponti termici in fase progettuale o di ristrutturazione significa compromettere la qualità complessiva dell’edificio.
Le Conseguenze dei Ponti Termici Non Corretti

Le implicazioni di ponti termici non adeguatamente considerati e corretti possono essere severe e molteplici:
- aumento delle dispersioni termiche: i ponti termici agiscono come “buchi” nell’isolamento, causando significative perdite di calore durante l’inverno (fino al 30-40% delle dispersioni totali in edifici ben isolati) e un eccessivo surriscaldamento estivo. Questo si traduce in un aumento dei consumi energetici e dei relativi costi in bolletta
- rischio di condensa superficiale: la superficie interna in corrispondenza di un ponte termico presenta una temperatura inferiore rispetto alle zone circostanti. Quando questa temperatura scende al di sotto della temperatura di rugiada dell’aria interna (che dipende da temperatura e umidità relativa), il vapore acqueo presente nell’aria condensa su quella superficie fredda
- formazione di muffe: l’umidità persistente dovuta alla condensa crea l’ambiente ideale per la proliferazione di muffe e batteri. Questo non solo rappresenta un problema estetico (macchie scure), ma soprattutto un rischio per la salute degli occupanti (allergie, problemi respiratori) e un fattore di degrado dei materiali di finitura (intonaci, pitture)
- discomfort termico localizzato: le superfici fredde causate dai ponti termici generano disagio per gli occupanti, anche se la temperatura media dell’aria è adeguata. Si possono percepire correnti d’aria fredda o una sgradevole sensazione di freddo irradiato dalle pareti
- danneggiamento dei materiali e delle strutture: l’umidità costante può, nel tempo, danneggiare intonaci, pitture, rivestimenti e, nei casi più gravi, intaccare i materiali strutturali sottostanti, compromettendone la durabilità.
Diagnosi e Identificazione dei Ponti Termici

Identificare correttamente i ponti termici è il primo passo fondamentale per poterli risolvere. Le principali metodologie a disposizione dei tecnici sono:
- analisi progettuale e valutazione dei dettagli costruttivi: la fase più importante è quella progettuale. Un’attenta analisi dei nodi costruttivi (intersezioni tra elementi, presenza di elementi strutturali in facciata, dettagli dei serramenti, balconi) permette di individuare a priori le potenziali criticità e di progettare soluzioni correttive
- termografia a infrarossi: questa tecnica diagnostica non invasiva è estremamente utile, specialmente su edifici esistenti. Utilizzando una termocamera, è possibile visualizzare la mappa delle temperature superficiali dell’involucro. I ponti termici appaiono come zone a temperatura superficiale inferiore (in inverno) o superiore (in estate) rispetto alle aree circostanti ben isolate. Permette una rapida localizzazione dei punti critici
- calcolo numerico agli elementi finiti (FEM): questo è il metodo più accurato e richiesto dalla normativa (UNI EN ISO 10211) per la quantificazione precisa dell’impatto del ponte termico. Utilizzando software specifici (come Therm), si modella la geometria e i materiali del nodo critico e si calcola il flusso termico che lo attraversa. Il risultato principale è la trasmittanza termica lineica (Ψ – Psi) [W/(m·K)] per ponti termici a sviluppo lineare (es. spigoli, attacco solaio-parete) o la trasmittanza termica puntuale (χ – Chi) [W/K] per ponti termici localizzati (es. fissaggi metallici). Questi valori sono essenziali per i calcoli energetici complessivi (es. Legge 10, APE). Il calcolo FEM permette anche di determinare le temperature superficiali interne minime e verificare il rischio di formazione di muffa (secondo la UNI EN ISO 13788) confrontando il fattore di temperatura ƒRsi con il valore critico
- abachi e atlanti di ponti termici (UNI EN ISO 14683): questa norma fornisce metodi semplificati e valori di riferimento per tipologie comuni di ponti termici. Gli atlanti contengono schemi precalcolati. Sebbene utili per stime preliminari o in casi standard, hanno dei limiti:
- devono essere usati solo se la geometria e i materiali del caso reale sono molto simili a quelli dell’abaco
- l’uso dei valori precalcolati nell’appendice A della vecchia UNI EN ISO 14683:2008 non è più consentito per le verifiche di legge in Italia
- sono generalmente meno precisi di un calcolo FEM specifico.
Strategie e Soluzioni Tecniche per la Correzione dei Ponti Termici

L’obiettivo primario nella correzione dei ponti termici è ripristinare la continuità dello strato isolante su tutto l’involucro edilizio, avvolgendo l’edificio in modo omogeneo. Le soluzioni variano a seconda della tipologia del ponte termico e del contesto (nuova costruzione o riqualificazione).
- Isolamento a cappotto esterno (ETICS): è una delle soluzioni più efficaci e diffuse, specialmente nelle riqualificazioni. Applicando uno strato isolante continuo sulla facciata esterna, si “coprono” e si correggono efficacemente molti ponti termici comuni come quelli dovuti a pilastri, travi, cordoli e l’intersezione parete-solaio. È fondamentale curare i dettagli:
- risvolti: l’isolante deve risvoltare correttamente in corrispondenza di finestre, porte e balconi per garantire la continuità
- partenza a terra: curare l’attacco a terra (zoccolatura), eventualmente proseguendo l’isolamento anche sotto il livello del marciapiede
- collegamento con la copertura: assicurare la continuità tra l’isolamento di facciata e quello della copertura.
- Correzione dei balconi aggettanti: i balconi in cemento armato sono ponti termici critici. Le soluzioni principali sono:
- taglio termico strutturale: nelle nuove costruzioni o in ristrutturazioni pesanti, si inseriscono elementi specifici (con bassa conducibilità termica ma adeguata resistenza meccanica) tra la soletta interna e quella del balcone, interrompendo fisicamente la continuità del calcestruzzo
- isolamento “a guanto” (impacchettamento): si isola termicamente la soletta del balcone sia all’intradosso (sotto) che all’estradosso (sopra, sotto la pavimentazione), prolungando l’isolamento per un tratto sulla facciata (risvolto). Questa è una soluzione comune nelle riqualificazioni dove non è possibile il taglio termico.
- utilizzo di calcestruzzi leggeri strutturali: materiali come il calcestruzzo a base di argilla espansa possono ridurre la conducibilità termica dell’elemento stesso.
- Correzione del nodo finestra: è un punto complesso con molteplici potenziali ponti termici. La correzione richiede un approccio integrato:
- controtelaio termico: utilizzare controtelai realizzati in materiali isolanti o a taglio termico
- isolamento delle spallette (mazzette): isolare i lati verticali e quello superiore del vano finestra, raccordando l’isolamento di facciata (se presente)
- soglia/davanzale a taglio termico: utilizzare davanzali passanti realizzati con materiali isolanti o interporre uno strato isolante sotto il davanzale per interrompere il ponte termico
- cassonetto coibentato: sostituire i vecchi cassonetti degli avvolgibili con modelli ad alta efficienza energetica e tenuta all’aria
- scelta di serramenti performanti: utilizzare finestre con telai a taglio termico e vetri basso-emissivi.
- Attacco a terra e coperture: assicurare la continuità dell’isolamento tra le pareti verticali e gli elementi orizzontali (solai controterra/cantina, copertura piana o inclinata). Questo può richiedere l’isolamento del primo tratto di solaio controterra o del cordolo di fondazione, e un attento raccordo tra cappotto e isolamento del tetto.
- Isolamento dall’interno: se l’isolamento esterno non è fattibile (es. vincoli architettonici), si può intervenire dall’interno. È una soluzione meno performante per la correzione dei ponti termici perché la continuità dell’isolamento è più difficile da garantire (interruzioni dovute a solai, tramezzi). Richiede grande cura nei dettagli per evitare che il ponte termico si sposti o si aggravi il rischio di condensa interstiziale.
- Materiali e tecnologie specifiche: l’industria offre blocchi da costruzione termicamente performanti (es. laterizi porizzati, calcestruzzo cellulare, blocchi cassero in legno cemento o EPS), elementi prefabbricati per il taglio termico, intonaci termoisolanti, ecc.
Riferimenti Legislativi e Normativi

La corretta gestione dei ponti termici è un requisito normativo in Italia. Le principali norme tecniche e leggi di riferimento includono.
- Decreto Requisiti Minimi (DM 26/06/2015 e s.m.i.): stabilisce le metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e i requisiti minimi per edifici nuovi e ristrutturazioni importanti. Richiede esplicitamente la verifica dell’efficacia dei sistemi di correzione dei ponti termici e la verifica dell’assenza di rischio di formazione di muffe e condense superficiali, con particolare attenzione ai ponti termici.
- UNI/TS 11300 (Parti 1-6): specifiche tecniche per il calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici. La Parte 1 definisce come considerare i ponti termici nel calcolo del fabbisogno termico.
- UNI EN ISO 10211: norma di riferimento per il calcolo dettagliato (numerico/FEM) dei flussi termici e delle temperature superficiali dei ponti termici.
- UNI EN ISO 14683: definisce i metodi semplificati e i valori di riferimento (atlanti/abachi) per la trasmittanza termica lineica. Come detto, l’uso dei valori tabellati dell’appendice A della versione 2008 non è più consentito per le verifiche di legge.
- UNI EN ISO 13788: metodologia per il calcolo delle temperature superficiali interne per la valutazione del rischio di condensa superficiale e interstiziale e di formazione muffe.
- UNI EN ISO 6946: metodo di calcolo della trasmittanza termica e della resistenza termica dei componenti edilizi.
Caso Studio Ponte Termico Parete-Balcone (Esempio Concettuale)

Immaginiamo di analizzare un tipico ponte termico costituito da un balcone in c.a. aggettante non isolato in un edificio esistente.
- Diagnosi (Termografia): una termografia invernale mostrerebbe chiaramente la soletta del balcone e la zona di parete adiacente (interna ed esterna) a temperature significativamente più basse rispetto al resto della facciata. All’interno, potrebbero essere visibili segni di umidità o muffa nell’angolo tra parete e pavimento in corrispondenza del balcone.
- Calcolo FEM (Ante-Intervento): un calcolo FEM del nodo mostrerebbe un elevato valore di trasmittanza lineica ψ e una bassa temperatura superficiale interna, confermando il rischio di condensa e muffa (ƒRsi < ƒRsi,critico).
- Soluzione (Correzione): si opta per un intervento di “impacchettamento”. Si applica un isolante termico performante sull’intradosso e sull’estradosso del balcone (rifacendo la pavimentazione) e si risvolta l’isolante sulla facciata per circa 50-100 cm.
- Calcolo FEM (Post-Intervento): il nuovo calcolo FEM mostra una drastica riduzione del valore di ψ e un aumento significativo della temperatura superficiale interna minima, eliminando o riducendo fortemente il rischio di condensa e muffa (ƒRsi > ƒRsi,critico).
- Risultato: miglioramento del comfort, eliminazione della muffa, riduzione delle dispersioni termiche legate a quel nodo specifico.
Conclusioni
I ponti termici rappresentano una sfida significativa ma gestibile nell’ingegneria edile. La loro corretta identificazione e risoluzione sono fondamentali non solo per rispettare le normative e ottimizzare l’efficienza energetica, ma anche per garantire ambienti interni salubri, confortevoli e per preservare la durabilità dell’edificio.
Come tecnici edili, abbiamo la responsabilità e gli strumenti (diagnostici, di calcolo e tecnologici) per affrontare efficacemente questo problema. Un’attenta progettazione dei dettagli costruttivi, l’uso di software di calcolo avanzati e la scelta di soluzioni tecniche appropriate, come l’isolamento a cappotto o il taglio termico, sono le chiavi per realizzare edifici performanti e resilienti.
Qual è la tua esperienza con la diagnosi e la correzione dei ponti termici? Quali soluzioni trovi più efficaci nei tuoi progetti? Condividi i tuoi pensieri nei commenti!
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Ben fatto