Sistemi di Impermeabilizzazione e Metodologie di Prevenzione: Analisi delle Cause Ricorrenti di Difettosità

Nel settore delle costruzioni, una corretta progettazione ed esecuzione del sistema di impermeabilizzazione costituisce un fattore non negoziabile per la longevità, la funzionalità e la salubrità di un’opera. Nonostante ciò, l’esperienza di cantiere e le statistiche legali evidenziano una realtà problematica: si registra un’elevata incidenza percentuale di cause civili e contenziosi riconducibili a danni da difettosa impermeabilizzazione. Questa criticità non solo genera costi significativi per riparazioni e risarcimenti, ma compromette la fiducia tra committenti, progettisti e imprese esecutrici.

Di seguito un’analisi sistematica e organica delle cause più comuni di difetto nei sistemi di copertura continua, con particolare riferimento all’impiego di membrane in bitume polimero. Verranno esaminate le patologie ricorrenti che ne derivano e, soprattutto, saranno illustrate le soluzioni tecniche e le buone pratiche operative necessarie per la loro prevenzione, basandosi esclusivamente sulle più consolidate regole dell’arte e sulle fonti tecniche di riferimento del settore.

Tale approfondimento si propone come uno strumento professionale di supporto per progettisti, direttori dei lavori, responsabili di cantiere e imprese specializzate. L’obiettivo è contribuire a elevare la qualità progettuale ed esecutiva, fornendo indicazioni chiare per identificare e mitigare i rischi di errore e, di conseguenza, di contenzioso.

L’articolo è strutturato per seguire le fasi logiche di realizzazione di un sistema di copertura, partendo dalle criticità legate alla preparazione dei supporti fino alla gestione dei dettagli costruttivi, per concludere con una sintesi delle buone pratiche e dei riferimenti normativi essenziali.

Difetti dei sistemi impermeabilizzanti

1 Analisi delle Criticità nella Preparazione dei Supporti (Massetti)

La preparazione del piano di posa, e in particolare la corretta realizzazione dei massetti di pendenza, costituisce la base su cui poggia l’intero sistema impermeabile. Qualsiasi errore commesso in questa fase preliminare si ripercuote inevitabilmente sulla prestazione e sulla durabilità dell’elemento di tenuta, compromettendone l’aderenza e innescando fenomeni di degrado. Le problematiche legate all’umidità residua, alla natura del supporto e all’applicazione dell’imprimitura sono tra le cause primarie di scollamento e fallimento del manto impermeabile.

1.1 Impatto dei Massetti Alleggeriti e Gestione dell’Umidità

L’utilizzo di massetti alleggeriti e una scorretta gestione dell’umidità del supporto sono fonti di criticità ricorrenti.

  • Rischio Igroscopicità: i massetti alleggeriti (es. cemento cellulare, calcestruzzo con perle di polistirene) presentano una spiccata igroscopicità. Questa caratteristica può causare, per condensazione, la formazione di una pellicola d’acqua all’interfaccia con la membrana. Tale fenomeno annulla l’aderenza e produce il progressivo “scollaggio” del manto dal supporto.
  • Presenza di Umidità Residua: la presenza di umidità intrappolata nel supporto è una delle principali cause di distacco del sistema. Questa condizione si verifica tipicamente quando:
    • si opera su massetti alleggeriti o pannelli isolanti non protetti, esposti a pioggia prima della posa.
    • si posa il manto su supporti in calcestruzzo apparentemente asciutti in superficie ma ancora umidi in profondità.
    • si applica l’impermeabilizzazione su supporti congelati, che rilasceranno umidità durante il disgelo. In questi casi, l’umidità intrappolata, con il variare della temperatura, genera una pressione di vapore che causa il distacco della membrana, solitamente entro uno o due cicli stagionali.
  • Soluzioni Correttive: per mitigare i rischi legati ai massetti alleggeriti, la soluzione tecnica corretta prevede la realizzazione di una “cappetta in cls non alleggerito” di circa 40 mm di spessore, gettata sopra il massetto e lisciata finemente (a frettazzo o elicottero) per creare un piano di posa stabile, compatto e meno igroscopico.

1.2 Errori legati all’Applicazione del Primer e Problematiche di Aderenza

L’applicazione del primer bituminoso (imprimitura) è un’operazione delicata, il cui scopo è consolidare il supporto e promuovere l’aderenza della membrana. Errori comuni ne vanificano l’efficacia.

  • Errori Comuni:
    • Applicazione su supporto umido.
    • Eccesso di quantità (il dosaggio corretto è di 150-200 g/m²).
    • Mancato rispetto dei tempi di essiccazione (minimo 24 ore).
  • Effetto “Pellicolante”: Alcuni primer, a causa della loro composizione o per la presenza di additivi nel calcestruzzo, non penetrano nel supporto ma creano una pellicola superficiale. In questo caso, la membrana aderisce solo momentaneamente a tale film, che è destinato a staccarsi dal supporto sottostante, compromettendo l’adesione dell’intero sistema.
  • Verifica Pratica dell’Aderenza: Per testare l’efficacia dell’aderenza della membrana al piano di posa è imperativo eseguire una “prova ad estrazione verticale”. Questa prova pratica, da non confondere con un’azione di peeling, fornisce un’indicazione affidabile sulla qualità dell’incollaggio. La procedura è la seguente:
    1. Incollare a fiamma una striscia di membrana (3-4 m²) sul supporto da testare.
    2. Tagliare centralmente un riquadro di 50×50 cm.
    3. Posizionare un listello di legno sul riquadro, tenendolo leggermente sollevato ai lati con spessori di membrana.
    4. Bloccare il listello saldandovi sopra un altro riquadro di membrana.
    5. Attendere il completo raffreddamento.
    6. Afferrare il listello ed esercitare una trazione verticale. Criteri di validità: La prova è superata se lo sforzo per staccare il riquadro è notevole (≥ 30 kg), se è impossibile staccarlo, o se si lacera la membrana superiore. Un caso pratico documentato illustra perfettamente l’importanza di tale verifica: su un massetto alleggerito, gli additivi utilizzati per la sua composizione creavano una pellicola impermeabile superficiale, impedendo al primer di penetrare. La prova ad estrazione sulla superficie trattata con primer ha richiesto una forza di soli 20-25 kg, risultando insufficiente. Al contrario, ripetendo la prova su una sezione adiacente non trattata con primer, la forza esercitata da due persone (quindi ≥ 50 kg) non è bastata: è stato impossibile sollevare il riquadro. Questo esempio dimostra in modo inconfutabile come la verifica pratica in cantiere sia l’unico strumento per validare l’aderenza, superando le assunzioni teoriche.

Una volta assicurata la corretta preparazione del supporto, è altrettanto cruciale garantire che la stratigrafia impermeabile sia progettata e posata in opera secondo la regola dell’arte, per evitare la creazione di problemi ancora più gravi e latenti.

2.0 Errori Comuni nella Stratigrafia e nella Posa delle Membrane

Anche in presenza di un supporto adeguatamente preparato, la funzionalità di un sistema di tenuta può essere irrimediabilmente compromessa da errori nella sequenza degli strati (stratigrafia) e nelle tecniche di posa delle membrane. Simili difetti possono creare “serbatoi d’acqua” latenti all’interno della copertura, innescando fenomeni di degrado come la “reptazione” (ondulazione del manto) e riducendo drasticamente la vita utile dell’opera.

2.1 Il “Serbatoio d’Acqua”: L’Errore Capitale del Massetto sopra l’Isolante

Uno degli errori più gravi e ricorrenti in cantiere, spesso dettato da una “falsa economia”, è l’inversione della corretta sequenza stratigrafica nei tetti caldi. Questo errore consiste nel posare lo strato termoisolante direttamente sul solaio orizzontale (eventualmente sopra una barriera vapore) e nel gettare successivamente, al di sopra di esso, il massetto delle pendenze.

Questa pratica genera un vero e proprio “serbatoio d’acqua” all’interno della stratigrafia. L’acqua di getto del massetto e l’acqua piovana a cui esso è inevitabilmente esposto prima della posa dell’elemento di tenuta, penetrano per gravità e si accumulano all’intradosso dell’isolante, creando una “lama d’acqua” a diretto contatto con il solaio o con la barriera vapore.

Le conseguenze sono gravi e di difficile soluzione:

  • L’acqua intrappolata non può evaporare verso l’alto (a causa dell’elemento di tenuta) né drenare verso il basso (a causa della barriera vapore o del solaio stesso).
  • L’acqua rimane latente, causando gocciolamenti o macchie di umidità visibili a plafone, spesso erroneamente scambiati per infiltrazioni dirette.
  • L’imbibizione degli strati riduce drasticamente il potere termoisolante del pacchetto di copertura.

La regola fondamentale, sancita anche dal Codice di Pratica I.G.L.A.E., è inequivocabile: il massetto delle pendenze deve essere sempre realizzato direttamente sulla struttura portante (solaio) e mai sopra l’elemento termoisolante.

2.2 Tecniche di Posa: Direzione, Giunzioni e Stabilizzazione

Gli errori nelle tecniche di applicazione delle membrane bitume polimero sono altrettanto critici e diffusi.

  • Direzione di Posa: La direzione di posa dei teli deve seguire la pendenza per favorire il deflusso dell’acqua. La regola generale prevede che:
    • Con pendenze ≥ 5%, i teli devono essere posati in senso longitudinale alla pendenza.
    • Con pendenze < 5%, possono essere posati sia in senso longitudinale che trasversale (“a tegola”).
  • Sovrapposizione degli Strati: In caso di doppio strato, la posa “incrociata” del secondo strato rispetto al primo è una metodologia obsoleta. Tale pratica era necessaria quando le membrane utilizzavano armature deboli (es. cartonfeltri, velo vetro) che richiedevano un incrocio degli strati per compensare le differenti resistenze a trazione. Oggi, a causa del maggiore spessore creato dagli incroci delle giunzioni, provoca piccoli ma diffusi ristagni d’acqua. La soluzione corretta è la posa parallela dei due strati, avendo cura di sfalsare le sormonte (giunzioni) laterali e di testa.
  • Saldatura delle Giunzioni (Sormonti): Una corretta saldatura è essenziale per la tenuta del sistema.
    • Dimensioni: Le sovrapposizioni devono essere di 10 cm per le giunzioni laterali e di 20 cm per quelle di testa.
    • Errore su membrane ardesiate: Un errore critico consiste nel non rimuovere l’ardesia superficiale nella zona di sovrapposizione delle giunzioni di testa. La fiamma non è in grado di fondere adeguatamente la mescola sottostante, e la saldatura avviene solo sulla graniglia, portando a distacchi quasi certi nel tempo.
  • Mancata Stabilizzazione del Sistema: L’intero sistema di copertura deve essere stabilizzato al supporto per resistere alle sollecitazioni termiche e meccaniche. Una non corretta stabilizzazione (dovuta a mancanza di aderenza della membrana o all’assenza di fissaggi meccanici su coperture in pendenza) provoca il fenomeno della “reptazione”: un’ondulazione progressiva dell’elemento di tenuta, con possibile apertura delle giunzioni, che compromette la tenuta all’acqua.

Dalla corretta posa in opera della superficie corrente dipende la funzionalità generale del sistema, ma è nella gestione dei dettagli costruttivi che si gioca la partita decisiva contro le infiltrazioni.

3.0 La Gestione dei Dettagli Costruttivi: Punti Critici e Soluzioni

L’analisi delle patologie infiltrative dimostra in modo inequivocabile che la maggior parte delle perdite non si verifica sulla superficie corrente del manto impermeabile, bensì in corrispondenza dei dettagli costruttivi. Una gestione errata o approssimativa di risvolti verticali, soglie, punti di scarico e attraversamenti è sufficiente a vanificare l’efficacia dell’intero sistema, anche se perfettamente eseguito altrove. La cura di questi punti critici è il vero banco di prova della regola dell’arte.

3.1 I Risvolti Verticali: Prevenire Trazioni e Distacchi

L’errata esecuzione dei risvolti verticali è una delle cause più dirette e prevedibili di fallimento del sistema di tenuta.

  • Errore Comune: L’errore più grave consiste nel realizzare il risvolto “in continuo”, ovvero facendo semplicemente risalire il telo dal piano orizzontale a quello verticale senza interruzioni. Questa pratica genera forti tensioni all’angolo, dovute ai movimenti dimensionali della membrana, che portano inevitabilmente a distacchi per “effetto peeling”.
  • Soluzione Corretta: Il risvolto deve essere realizzato con una sezione di telo separata, incollata sul piano verticale e successivamente saldata al piede sulla superficie corrente dell’elemento di tenuta. Per garantire la stabilità, il risvolto deve essere provvisto di fissaggi meccanici nella parte superiore e rispettare un’altezza minima di contenimento (es. ≥ 15 cm rispetto alla quota finita in caso di protezione pesante fissa).
  • Guscia vs. Striscia di Rinforzo: La realizzazione di una “guscia” in malta all’angolo è una pratica sconsigliata, retaggio di metodologie passate, specialmente su coperture termoisolate. La soluzione vivamente consigliata è l’applicazione di una “striscia di rinforzo” (un fazzoletto di membrana) a cavallo dell’angolo prima della posa degli strati principali. Questa tecnica garantisce un’adesione continua al supporto, distribuisce meglio le tensioni e riduce drasticamente il rischio di distacchi.

3.2 Le Soglie: L’Importanza della “Vaschetta di Contenimento”

La gestione dell’interfaccia con le soglie delle porte-finestre rappresenta un punto di fallimento sistematico, dove una falsa economia di cantiere conduce a danni certi e costosi.

  • Errore Gravissimo: La posa delle soglie prima dell’esecuzione dello strato impermeabile è un errore capitale. Questa pratica rende impossibile un corretto raccordo a tenuta.
  • Soluzione Corretta: L’unica soluzione che garantisce una tenuta duratura prevede di far risvoltare l’elemento di tenuta nel vano sottosoglia, incollandolo su una “vaschetta di contenimento metallica” (in acciaio Inox, rame o piombo) preventivamente installata. Questa “vasca” crea una barriera fisica continua che impedisce all’acqua di penetrare all’interno.
  • Soluzioni Palliative: Tentare di incollare la membrana direttamente allo spessore della soglia o affidarsi a sigillanti è una soluzione palliativa e non adeguata, destinata a fallire nel breve-medio termine.

3.3 Gli Scarichi: Posizionamento e Drenaggio a Doppio Livello

Una progettazione negligente dei punti di scarico introduce debolezze strutturali nel sistema di drenaggio, trasformando punti di deflusso in cause di ristagno e infiltrazione.

  • Posizionamento: A causa dello spessore delle flange dei bocchettoni e delle sovrapposizioni di membrana, è necessario che gli scarichi siano posizionati in una sezione di superficie “ribassata” di alcuni centimetri rispetto al piano di posa circostante. Questo accorgimento garantisce il completo deflusso dell’acqua ed evita la formazione di ristagni perimetrali allo scarico.
  • Drenaggio a Doppio Livello: Nei sistemi a “tetto caldo” (con isolante sotto il manto), la regola dell’arte prevede l’installazione di un doppio bocchettone coassiale. Il bocchettone interno è collegato all’elemento di tenuta principale, mentre un secondo bocchettone, esterno e di diametro maggiore, è collegato allo strato sottostante (schermo al vapore). Questo sistema consente di drenare ed evacuare anche l’eventuale acqua che dovesse accidentalmente infiltrarsi al di sotto del manto principale, preservando l’integrità dello strato isolante.

3.4 Attraversamenti e Fissaggi: La Regola del “Prima Impermeabilizzare, Poi Fissare”

Qualsiasi perforazione del manto impermeabile finito per l’installazione di impianti o strutture ausiliarie costituisce una violazione della tenuta e una delle più comuni cause di contenzioso, imputabile a un grave difetto di coordinamento.

  • Errore Comune: Forare l’elemento di tenuta già posato per installare staffe, montanti per parapetti, impianti, ecc., da parte di altri operatori (idraulici, elettricisti, fabbri).
  • Soluzione Corretta: La regola fondamentale è che qualsiasi fissaggio deve essere realizzato su elementi predisposti prima della posa della membrana. Piastre metalliche, flange o altri supporti devono essere solidamente ancorati alla struttura. Successivamente, l’elemento di tenuta verrà accuratamente raccordato e saldato a questi elementi per garantire la continuità della tenuta. Per assicurare l’aderenza della membrana alle superfici metalliche, è necessario trattare queste ultime con un “promotore d’aderenza” (es. pasta bituminosa fusa) prima dell’incollaggio a fiamma.

La conoscenza e l’applicazione rigorosa di queste soluzioni per i dettagli costruttivi sono il fondamento per definire un protocollo operativo conforme alla regola dell’arte e per garantire la longevità del sistema di copertura.

4.0 Sintesi delle Buone Pratiche e Riferimenti Normativi

La prevenzione dei difetti e dei conseguenti contenziosi nelle opere di impermeabilizzazione si fonda sull’adozione di metodologie progettuali ed esecutive rigorose, codificate in quella che viene definita la “regola dell’arte”. La semplice applicazione di un prodotto non è sufficiente; è l’intero sistema, dalla preparazione del supporto alla cura del dettaglio, che deve essere eseguito in modo impeccabile.

Il Codice di Pratica I.G.L.A.E.: un Riferimento Essenziale

In Italia, il principale strumento tecnico per la progettazione, l’esecuzione e il controllo delle coperture continue è il Codice di Pratica I.G.L.A.E. (Istituto per la Garanzia dei Lavori Affini all’Edilizia). Questo documento non è solo una guida operativa, ma rappresenta il riferimento primario per la valutazione delle conformità e delle responsabilità in caso di contenzioso, venendo utilizzato da periti e tribunali per stabilire se un’opera sia stata eseguita secondo la regola dell’arte.

Principi Chiave per la Progettazione e l’Esecuzione

Sulla base delle analisi precedenti e delle indicazioni del Codice di Pratica, è possibile sintetizzare i seguenti principi fondamentali per una corretta realizzazione dei sistemi di copertura continua.

  1. Corretta Stratigrafia del Sistema È vietato posare strati “a umido” (come massetti cementizi) tra la barriera al vapore e l’elemento di tenuta. Lo strato di pendenza deve essere sempre posizionato sotto la barriera al vapore e direttamente sull’elemento portante, per evitare di intrappolare umidità all’interno del pacchetto di copertura.
  2. Scelta e Posa dell’Isolante Termico È necessario scegliere pannelli termoisolanti con un’adeguata resistenza a compressione, in funzione della destinazione d’uso della copertura. I pannelli devono essere sempre stabilizzati al piano di posa mediante incollaggio e/o fissaggio meccanico. È inoltre un obbligo operativo coprire l’isolante con almeno il primo strato di membrana impermeabile entro la fine della giornata lavorativa, per proteggerlo da pioggia e umidità.
  3. Direzionalità e Sequenza di Posa La direzione di posa degli elementi è cruciale per la stabilità del sistema. I pannelli isolanti devono essere posati “a quinconce” (con giunti sfalsati) e, su supporti monolitici, in senso trasversale alla linea di pendenza. Di conseguenza, le membrane dell’elemento di tenuta andranno posate in senso trasversale ai pannelli, ovvero longitudinalmente alla pendenza, per incrociare le linee di giunto e distribuire le tensioni.
  4. Gestione dei Dettagli Critici La corretta esecuzione dei dettagli è imprescindibile. I risvolti verticali devono essere realizzati con una striscia di rinforzo all’angolo; le soglie devono prevedere l’installazione di una vaschetta di contenimento metallica sottostante; gli scarichi devono essere posizionati in una zona ribassata per garantire il completo deflusso.
  5. Classificazione e Scelta delle Membrane Il Codice di Pratica I.G.L.A.E. classifica le membrane in base alle loro prestazioni, con la Classe “S” che rappresenta il livello massimo, seguita dalla Classe 1° e . Per l’elemento di tenuta, è prescritto l’utilizzo di membrane di Classe S o 1°. Una regola fondamentale è che il sistema deve prevedere sempre almeno uno strato in Classe S con spessore maggiore di 4 mm.

L’aderenza a queste pratiche non rappresenta solo una garanzia di qualità tecnica e durabilità per l’opera, ma costituisce anche una fondamentale tutela legale per il progettista, il direttore dei lavori e l’impresa esecutrice, dimostrando l’avvenuta esecuzione in conformità alla regola dell’arte.

Conclusioni

Dall’analisi condotta in questa relazione emerge un concetto chiave e inequivocabile: un sistema di impermeabilizzazione non è la semplice applicazione di una membrana, ma un organismo complesso e coordinato di strati, elementi e dettagli, in cui ogni componente deve essere progettato ed eseguito in stretta relazione con gli altri. La sua efficacia e durabilità dipendono dalla corretta gestione dell’intero processo, dalla base di supporto fino alla finitura.

È stato dimostrato che la stragrande maggioranza dei difetti e delle infiltrazioni non deriva da materiali intrinsecamente difettosi, ma da errori procedurali: errori di progettazione nella definizione della stratigrafia, mancanza di coordinamento tra le diverse maestranze che intervengono sulla copertura, e, soprattutto, una cattiva o approssimativa esecuzione dei dettagli costruttivi e delle tecniche di posa.

L’applicazione rigorosa delle metodologie descritte, che rappresentano la sintesi della migliore pratica di cantiere, e il riferimento costante a documenti tecnici consolidati come il Codice di Pratica I.G.L.A.E., sono pertanto essenziali. Seguire queste indicazioni non è un mero formalismo, ma l’unica strada percorribile per garantire la durabilità delle opere, la piena soddisfazione del committente e, non da ultimo, la prevenzione di costosi e logoranti contenziosi che affliggono troppo spesso il settore delle costruzioni.

Per Approfondire

Fonti: Codice di Pratica IGLAE

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