Energie Rinnovabili: Su Quali Puntare per una Crescita Sostenibile?



Quali forme di energia alternativa o non rinnovabile alimenteranno la futura crescita in modo sostenibile? Quali saranno i settori trainanti delle economie mondiali con il pollice verde? Si stanno cominciando ad aprire interessanti prospettive imprenditoriali per chi ha deciso di cavalcare la rivoluzione verde.

Energie Rinnovabili: Su Quali Puntare per una Crescita Sostenibile?

Photo credit: Mark Florence

Ecco un’intervista a Guido Viale, economista.

Quali possono essere i settori trainanti per una crescita sostenibile?

Sicuramente la produzione di energia da una gamma molto ampia di fonti a partire dal sole.

Quindi pannelli fotovoltaici?

Sì, ma non solo, anche il solare termico e il termodinamico. I pannelli fotovoltaici in prospettiva possono essere molto vantaggiosi, hanno un costo di esercizio basso, ma comportano grandi investimenti: a oggi, il fotovoltaico è sostenibile solo se incentivato dal settore pubblico e in Italia abbiamo i finanziamenti più alti nel mondo. Nel giro di cinque o dieci anni però dovrebbe diventare competitivo. Ma gli sviluppi più promettenti riguardano il termodinamico.

Cos’è il solare termodinamico?

Si tratta di centrali solari che sfruttano il principio di Archimede: si puntano tanti specchi in direzione di un’unica caldaia trasparente contente un tipo particolare di sale che può raggiungere la temperatura di oltre 600°. Attraverso uno scambiatore, il calore viene trasformato in energia.

A oggi sono in fase di costruzione i primi impianti, ma in Austria e Germania ci sono progetti per installare nel deserto del Sahara decine di queste centrali: c’è un consorzio pronto, l’investimento è di quattrocento miliardi di euro in dieci anni e l’obiettivo è di produrre il 15-20% del fabbisogno europeo.




E l’eolico?

A oggi è l’unica fonte per produrre energia concorrenziale con i combustibili fossili, cioè carbone, derivati del petrolio e metano. Putroppo l’Italia non ha grandi potenzialità da questo punto di vista: ci sono alcuni crinali ventosi in montagna, ma l’ideale sono i deserti o le grandi coste oceaniche.

Un’alternativa possono essere le biomasse?

A certe condizioni, sì. Le centrali di questo tipo utilizzano tre tipi di combustibili:

  • gli scarti delle coltivazioni;
  • i residui della manutenzione dei boschi;
  • alcune colture bioenergetiche, che però sottraggono suolo fertile e acqua alle produzioni alimentari.

Quindi mi pare che possano funzionare i primi due tipi di centrali, a patto che siano di piccole dimensioni, massimo da 4 o 5 Megawatt, e che siano vicine ai luoghi di produzione del combustibile, diciamo intorno ai quaranta chilometri.

Una delle prime fonti utilizzate per produrre energia è l’acqua, attraverso le centrali idroelettriche. Che futuro avranno?

Le grandi strutture hanno bisogno di enormi dighe, che però hanno un impatto ambientale devastante. Si sta invece sviluppando il microidrico: l’idea è di associare una piccola turbina a ogni salto d’acqua, quindi anche a fogne, tubature, condotte urbane.

Producono poca energia, ma moltiplicato per migliaia di impianti ha un senso.

Su che cosa si sta concentrando la ricerca di nuovi fonti?

Sul moto ondoso, per sfruttare gli spostamenti d’acqua delle maree per far girare delle turbine e sulla geotermia di profondità: in quest’ultimo caso l’idea è di utilizzare il calore di sottosuolo, dove si raggiungono temperature di oltre 400 °C.

Il problema però e portare le turbine a quattromila metri di profondità. In prospettiva poi c’è sempre la fusione fredda, ma non se ne parla prima di cinquanta anni.

Rimane il capitolo nucleare…

A parte che non è una fonte rinnovabile, il nucleare mi pare impraticabile per diversi fattori. Innanzitutto c’è il problema della sicurezza, che non è da sottovalutare. Poi c’è il discorso delle scorie radioattive: in tutto il mondo non esiste un solo sito di stoccaggio definitivo, nemmeno quello che vogliono costruire gli americani in Nevada, a Yucca Mountian, con un investimento mostruoso, è in grado di risolvere il problema.

C’è poi la questione relativa ai costi di costruzione: si è calcolato che per avere un kilowatt di potenza si spendono quattromila dollari, ma basta un semplice ritardo di alcuni anni per aumentare le spese in modo vertiginoso. La verità è che il nucleare non presenta alcun vantaggio economico, tenendo anche conto che il prezzo dell’uranio è aumentato di dieci volte negli ultimi anni.

Quindi saremo legati ancora per molti anni al petrolio?

Quando, nel 2007, il prezzo del greggio ha toccato i 150 dollari al barile, molte fonti di energia rinnovabile avevano superato la soglia di competitività; per nessuna di queste e neanche tutte insieme, possono sostituire la potenza dei combustibili fossili.

Quindi, realisticamente, bisogna puntare su un mix differente di fonti, guardando alle potenzialità e ai limiti di ogni territorio.

E soprattutto, parlando di edifici e del 40% del consumo energetico mondiale che si portano dietro, occorre puntare sul risparmio e sull’efficienza energetica prima ancora di pensare alle fonti di energia rinnovabile.

Non commettiamo l’errore di pensare che sostituendo le fonti di energia facciamo risparmio energetico!

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