Se pensi che un termostato connesso o delle luci controllate da un’app rendano il tuo edificio “intelligente”, preparati a riconsiderare tutto. Queste tecnologie, pur essendo utili, rappresentano solo la superficie di una visione molto più profonda e strutturata che si sta affermando in Europa.
L’Unione Europea ha formalizzato un concetto olistico di intelligenza degli edifici attraverso un indice ufficiale: lo Smart Readiness Indicator (SRI). Questo strumento non misura la quantità di gadget tecnologici, ma valuta la capacità fondamentale di un edificio di ottimizzare l’energia, adattarsi dinamicamente alle esigenze dei suoi occupanti e, soprattutto, dialogare attivamente con la rete elettrica.
Le prime fasi di test dell’SRI, condotte in diversi Stati membri, stanno rivelando verità contro-intuitive e sorprendenti su cosa renda un edificio veramente “pronto” per il futuro. E i risultati stanno scardinando molte delle nostre più radicate convinzioni.

Sorpresa n° 1: Anche un edificio in Classe Energetica A può essere “stupido”
L’ipotesi più diffusa è che un edificio ad alta efficienza energetica, magari in Classe A o nZEB (Nearly Zero Energy Building), sia automaticamente anche intelligente. Dopotutto, se è progettato per consumare pochissimo, deve per forza essere smart, giusto? Sbagliato.
Le sperimentazioni sul campo dimostrano che l’efficienza energetica e la “prontezza all’intelligenza” sono due concetti nettamente distinti. Una delle conclusioni chiave emerse dalla fase di test in Bulgaria è stata perentoria:
“Non è sempre vero che un edificio con una classe energetica alta (nZEB, A) avrà un SRI elevato.”
Questo scollamento è stato confermato in modo ancora più drammatico dai dati provenienti dalla Grecia. In un progetto pilota che ha utilizzato il Metodo B di calcolo, un impressionante 91% degli edifici valutati è rientrato nella classe SRI più bassa in assoluto, la “G” (con un punteggio inferiore al 20%).
Questo dato è un campanello d’allarme: suggerisce che gran parte del nostro patrimonio edilizio, anche quello considerato efficiente, è del tutto impreparato alla transizione energetica, agendo come un’isola disconnessa anziché come un nodo attivo della rete. Avere serramenti performanti e un cappotto termico all’avanguardia non garantisce che un edificio sia pronto per le sfide del futuro.
Sorpresa n° 2: Non è solo una questione di bollette. L’intelligenza si misura in comfort, salute e flessibilità
Sebbene il risparmio energetico sia un beneficio cruciale, lo Smart Readiness Indicator si fonda su tre pilastri di uguale importanza, che definiscono un edificio intelligente in modo molto più ampio.
Le tre funzionalità chiave che l’SRI misura sono:
- Ottimizzare l’efficienza energetica e le performance “in uso”
- Adattarsi ai bisogni degli occupanti
- Adattarsi alla rete (flessibilità energetica)
“Adattarsi ai bisogni degli occupanti” va ben oltre il semplice mantenimento della temperatura. Significa garantire comfort, salute e benessere – ad esempio attraverso una migliore qualità dell’aria o un’illuminazione ottimale – e fornire informazioni utili a chi vive o lavora nell’edificio per migliorare la propria interazione con i sistemi.
Il concetto di “adattarsi alla rete” è altrettanto rivoluzionario. In pratica, un edificio ‘grid-friendly’ si comporta come un buon cittadino della rete energetica: consuma quando l’energia è abbondante e a basso costo (ad esempio, a metà giornata con il sole che alimenta i pannelli fotovoltaici) e riduce i prelievi durante i picchi di richiesta serali, alleviando lo stress sull’intera infrastruttura.
Sorpresa n° 3: Avere un caricatore per auto elettriche non basta (anzi, a volte peggiora le cose)
Installare una colonnina di ricarica per veicoli elettrici sembra un passo ovvio per rendere un edificio più moderno, sostenibile e “smart”. Tuttavia, i risultati dei test europei ci svelano una realtà più complessa e illuminante.
Durante la fase di test a Cipro, è emerso un dato sbalorditivo: il dominio tecnico relativo alla “Ricarica di veicoli elettrici” (EV charging) ha ricevuto in media un punteggio negativo. Come è possibile? La ragione è precisa e incarna perfettamente la filosofia dell’SRI: la causa è stata la “ricarica non controllata (Livello di Funzionalità 0), che può mettere a dura prova la flessibilità della rete”.
In altre parole, una colonnina che assorbe energia senza alcuna logica di controllo o programmazione non solo non aggiunge intelligenza all’edificio, ma crea un problema per il sistema elettrico, specialmente durante i picchi di domanda. L’SRI non premia la semplice presenza di una tecnologia, ma la sua capacità di essere gestita e integrata in modo intelligente con l’ecosistema energetico più ampio.
Sorpresa n° 4: L’Intelligenza Artificiale può “aggiornare il cervello” di un edificio esistente
Migliorare l’intelligenza di un edificio non significa necessariamente affrontare costose e invasive ristrutturazioni fisiche. A volte, la soluzione più potente è aggiornarne il “cervello” digitale. Un esempio straordinario arriva dal campus per uffici “La Forgiatura” a Milano.
Innestando un “cervello” basato su Intelligenza Artificiale (BrainBox AI) sul sistema nervoso preesistente dell’edificio (il suo Building Management System), le performance sono state notevolmente potenziate. I risultati misurati con l’SRI sono inequivocabili: il punteggio di uno degli edifici è balzato dal 25% (Classe F) al 39% (Classe E), compiendo un significativo salto di qualità. Questo upgrade “software” ha portato anche a benefici energetici tangibili: in due anni, si è registrato un risparmio del 26% sui consumi elettrici dei sistemi controllati dall’IA.
L’esempio de ‘La Forgiatura’ è cruciale perché offre una via d’uscita al grande dilemma della riqualificazione europea: dimostra che non sempre servono interventi edilizi invasivi. A volte, l’upgrade più potente è quello del ‘cervello’ digitale, una prospettiva rivoluzionaria per valorizzare l’enorme patrimonio immobiliare esistente.
Sorpresa n°5: L’edificio “intelligente” non è una scelta, sta diventando legge
La spinta verso edifici più intelligenti non è solo una raccomandazione o una buona pratica, ma si sta trasformando in un obbligo normativo a livello europeo. Lo Smart Readiness Indicator sta passando da strumento sperimentale a requisito di legge.
La versione aggiornata della Direttiva sulla Prestazione Energetica nell’Edilizia (EPBD IV) dedica un intero articolo, l’Articolo 15, proprio alla “Predisposizione degli edifici all’intelligenza”. Ma il punto più dirompente è la scadenza che introduce: a partire dal 30 giugno 2027, la valutazione SRI diventerà obbligatoria per tutti gli edifici non residenziali dotati di impianti di riscaldamento e/o condizionamento con una potenza superiore a 290 kW.
Questo significa che l’SRI non sarà più un’opzione, ma uno standard di mercato che creerà una nuova figura professionale, l’asseveratore SRI, e diventerà un parametro fondamentale nelle transazioni immobiliari, influenzando direttamente il valore degli immobili commerciali di grandi dimensioni.
Il tuo edificio è pronto per il futuro?
Le cinque verità che abbiamo esplorato non sono semplici curiosità tecniche; sono i segnali di un cambiamento epocale nel modo in cui concepiamo i nostri edifici. La visione europea, formalizzata nello Smart Readiness Indicator, sta trasformando gli immobili da passivi consumatori di energia a partner attivi e intelligenti del nostro ecosistema energetico e sociale.
Questo nuovo linguaggio, che parla di flessibilità, benessere e interazione con la rete, non è più una visione futuristica. È una realtà imminente, sancita dalla legge, che ridefinirà il mercato immobiliare e il valore stesso delle nostre costruzioni.
Ora che sai cosa significa veramente “smart”, quanto è realmente “pronto” il tuo ufficio, o la tua casa, per il futuro?
APPROFONDIMENTI
Corso gratuito introduttivo sullo Smart Readiness Indicator
Fonte: Smart Readiness Indicator








