Isolamento Termico dall’Interno Con o Senza Barriera al Vapore?



Un intervento di riqualificazione energetica spesso contrasta con la possibilità di isolare dall’esterno le pareti perimetrali dell’edificio. In presenza di vincoli per edifici storici, facciate in mattoni a vista, vincoli sulle distanze dai confini e interventi parziali sull’edificio, la soluzione migliore per la coibentazione è rappresentata dall’isolamento termico dall’interno o in intercapedine.


Isolamento termico dall'interno senza barriera al vapore


Nel caso di isolamento termico della parete dall’interno, le comuni tecniche costruttive prevedono la posa in opera di pannelli isolanti e della barriera al vapore sul lato caldo dello stesso. Spesso viene anche realizzata una controparete interna di finitura in muratura o in lastre.

La barriera al vapore, che consiste in uno strato di materiale impermeabile, rappresenta una protezione per l’isolante impedendo teoricamente la formazione di condensa negli strati interni.

La posizione della barriera al vapore dipende dal flusso di calore e quindi di vapore e, generalmente, viene posizionata sul lato caldo del pannello isolante. Tuttavia, l’impiego della barriera al vapore è una questione molto dibattuta tra gli esperti. In alcune situazioni, ad esempio in estate, nel caso di inversione dei flussi igrometrici o nel caso di posa in opera errata, la barriera al vapore può costituire un ostacolo al corretto funzionamento dell’involucro edilizio, oltre a compromettere la traspirabilità della parete.









E’ possibile evitare l’utilizzo della barriera al vapore in caso di isolamento termico dall’interno?

La formazione di condensa interstiziale e superficiale è un rischio presente sia negli edifici di nuova costruzione che negli interventi di riqualificazione degli edifici esistenti e deve essere verificata nel rispetto della normativa di riferimento.

Il calcolo predittivo, in accordo con la norma UNI EN ISO 13788, ha come scopo la determinazione della temperatura superficiale interna minima dei componenti edilizi, al fine di evitare il rischio di condensa superficiale e interstiziale, per valori prefissati di temperatura e umidità relativa interna (metodo di Glaser).

Questo metodo tuttavia ipotizza alcune importanti semplificazioni, quali l’assenza di umidità da costruzione negli strati e non tiene conto di alcuni importanti fenomeni fisici quali la dipendenza della conduttività termica dal contenuto di umidità, la risalita capillare e il trasporto di acqua liquida all’interno dei materiali, la variazione delle proprietà dei materiali in funzione del contenuto di umidità e la capacità igroscopica dei materiali.


I limiti del modello di Glaser sono evidenti, poiché essendo un modello di calcolo semplificato, assume che le condizioni al contorno siano costanti e non considera aspetti presenti nelle situazioni reali.

Per ovviare ai limiti del modello di Glaser è possibile studiare il fenomeno dell’umidità nelle strutture in regime variabile in accordo con la più recente normativa di riferimento UNI EN 15026.

A differenza del metodo di Glaser, questa nuova metodologia tiene conto di diverse problematiche quali l’influenza dell’irraggiamento e della pioggia sulla migrazione del vapore, i fenomeni legati all’asciugatura delle strutture e il comportamento dell’utenza.

L’analisi in regime variabile consente di distaccarsi dalla valutazione media mensile e di valutare il fenomeno della condensazione nella sua complessità, anche per brevi intervalli di tempo.

Con l’ausilio di software specifici, in accordo con la norma UNI EN 15026, è possibile realizzare simulazioni igrometriche orarie, sulla base delle caratteristiche intrinseche dei materiali. Le informazioni di partenza per la simulazione devono essere pertanto più raffinate rispetto a quelle comunemente usate nel modello di Glaser, perché comprendono dati su diversi parametri quali la capacità di assorbimento dei materiali, la variazione delle caratteristiche di conduttività termica e resistenza al vapore in funzione del contenuto di umidità e il coefficiente di trasporto d’acqua.


Mettendo a confronto i due modelli di calcolo tramite una simulazione si riscontrano differenze sostanziali nei risultati ottenuti.

Prendendo in esame un intervento di riqualificazione energetica, che prevede l’isolamento dal lato interno della parete con pannelli minerali in idrati di silicato di calcio, è possibile sottoporre la parete ad analisi della condensazione sia con il metodo di Glaser che in regime variabile.

Si tratta di un caso tipico in cui il modello predittivo della UNI EN ISO 13788 (Glaser) indica un’abbondante formazione di condensa interstiziale, da correggere con l’inserimento di una barriera al vapore, mentre il modello predittivo in regime variabile della EN ISO 15026 non prevede problemi di condensazione, in accordo col comportamento reale della stratigrafia.

L’analisi in regime variabile, infatti, mette in evidenza la capacità igroscopica dei materiali della stratigrafia e la capacità di accumulo e rilascio di umidità dell’isolamento interno, in particolare del pannello minerale in idrati di silicato di calcio. Il pannello minerale utilizzato nell’intervento assicura l’isolamento termico della parete ed evita l’inserimento della barriera al vapore, garantendo la naturale traspirabilità della parete.



Qui puoi scaricare un report dettagliato sull’analisi igrometrica in regime variabile di un caso reale con isolamento interno senza barriera al vapore.


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  • Toribio

    Ciao Andrea,

    interessante l’argomento trattato, non se ne parla mai abbastanza e soprattutto non lo si insegna mai abbastanza.

    Quando si parla di barriere al vapore, si scatena il finimondo da parte dei puristi per le nuove costruzioni e/o risanamenti eco-compatibili.

    Quelli che vogliono costruire con le balle di paglia e i mattoni prodotti con fango e paglia e cotti al sole. I quali predicano e scrivono a destra e a manca che i materiali devono respirare e che la traspirazione ci deve essere anche dall’interno all’esterno
    e viceversa.

    Io la penso e realizzo completamente diverso:

    – l’interno deve essere separato da quello che succede all’estreno, perturbazioni atmosferiche, umidità, inquinamento etc. ;

    – applico una vera barriera al vapore tra la massa interna (scambiatore termico) e l’isolazione esterna ;

    – il sistema costruttivo deve consentire il mantenimento dei materiali senza alterazioni esterne di nessun genere, e l’ambiente interno deve essere sano, salubre.

    Per fare questo utilizzo un sistema costruttivo alternativo, stratificato utilizzando inoltre le camere ventilate gestite, nelle fondazioni, pareti di elevazione esterne e coperture sia a falde che piane (vedi sezione tipica con camere ventilate gestite : chiuse in inverno e aperte d’estate).

    Personalmente sono un sostenitore della barriera al vapore per quanto riguarda le nuove costruzioni e i risanamenti esterni, dove si possono applicare.

    La mia prima barriera al vapore l’ho applicata in un progetto a Dortmund (Germania) , per un edificio amministrativo di una grande azienza immobiliare. Dove tra l’altro avevo applicato anche un rivestimento di facciata coibentato e ventilato, erano gli anni 1970, precisamente nel 1972, ancora oggi i risultati sono eccellenti. Mi ricordo ancora che la fornitura della guaina era stata della ditta Brass, spessore 2 mm, mettemmo in atto questo grande preservativo sull’edificio, tagliando la parte sui fori finestre e facciate dell’edificio. A quel tempo non si parlava di certo di barriere al vapore, ma fu una intuizione eccellente.

    Per i risanamenti interni invece non è così scontata la presenza della barriera a vapore, vuoi per la non conoscenza del problema, vuoi per la non conoscenza dei materiali a disposizione da utilizzare al meglio.

    Personalmente non mi fermerei solo all’isolazione interna con i materiali innovativi per l’italia (pannelli minerali con idrati di silicato di calcio), non certo per la Germania, che li utilizza già da molti anni.

    Farei un passo avanti, userei dei prodotti già in uso in Germania, che fanno parte di un sistema collaudato per le costruziuoni, dalle case di civile abitazione ai capannoni industriali, forniti dalla YTONG, GREISEL, HEBEL, che utilizzano il calcestruzzo cellulare, struttura porosa a cellule chiuse (80% aria e il 20% in solido : sabbia quarzifera, calce e cemento bianco), in Italia viene paragonato al CALCESPAN, ma non è lo stesso prodotto.

    Questo perchè, si può fare comunque isolazione ma si aggiunge anche la massa (scambio termico), che ritengo sia altrettanto importante per un risparmio energetico sostanzioso e per un vivere sano e salubre.

    Questo in sintesi!

    Saluti, Toribio