Costo kW Fotovoltaico e Grid Parity: Quale Costo per Impianti Senza Incentivi?



Si avvicina ormai il termine ultimo per usufruire degli incentivi alle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e iniziano a susseguirsi tutte le voci sull’identificazione della soglia minima per la grid parity, ovvero il perfetto bilanciamento tra costo kW fotovoltaico e costo kW di energia prodotta da fonti energetiche tradizionali, le fonti fossili.

Costo kW Fotovoltaico e Grid Parity: Quale Costo per Impianti Senza Incentivi?

La Grid Parity assume però un significato relativo, in quanto molti del settore fotovoltaico parlano di cifre attorno ai 1200 €/kWp come costo in capo all’utente finale per far risultare l’investimento economicamente conveniente e di tempi di rientro dall’investimento stesso (payback time) non superiori ai 5 anni. E’ indubbio che a queste condizioni il settore fotovoltaico parrebbe aver bisogno di ulteriori sussidi, dal momento che gli unici impianti che possono essere venduti a tale cifra non sono inferiori a 500 kWp.

Tuttavia, esaminando la situazione nel suo complesso – con particolare riferimento all’alto consumo diurno di energia in proporzione al consumo totale della stessa – ciò che emerge riguardo alla convenienza di un impianto fotovoltaico è decisamente differente da quanto prospettato in base ai dati sopra citati.

Innanzitutto bisogna considerare che, nel solo 2012, il costo dell’energia (in cui si comprende prezzo di vendita e oneri di dispacciamento) è aumentato del 18,7%, al netto delle accise statali, lievitando quindi fino a 19,4 centesimi di €/kWh per impianti domestici e il trend di aumento per gli anni passati e i prossimi anni è stimabile nel 6% annuo. Ciò implica che, ad esempio, per una produzione artigianale con fabbisogno di 100 kW verranno spesi – per ogni kWh consumato e acquistato – circa 0,21 €/kWh. Il tutto, moltiplicato per 100.000 kWh annui, ha un valore di 21.000 €, senza considerare i costi fissi annui di gestione dell’energia.




Ipotizzando che tale produzione consumi questa quota di energia unicamente in fascia F1, ovvero fascia diurna, è necessario analizzare quale possa essere il prezzo adeguato per un impianto fotovoltaico che permetta un rientro economico in tempi ragionevolmente brevi. Anche in questo caso è indispensabile una premessa: per tutti i conti energia che si sono susseguiti, caratterizzati da un’unica tariffa incentivante (quindi, i conti energia dal I al IV), si è sempre considerato un payback time tra i 7 e gli 8 anni. Ciò significa che dei 20 anni di durata della tariffa incentivante, 8 servivano per ripagarsi l’investimento e 12 garantivano il guadagno netto aziendale. Qualora l’azienda avesse voluto ricorrere ad un finanziamento, avrebbe dovuto siglare un accordo per un finanziamento a 10 anni, se non addirittura 12 anni nei casi più complessi.

Il tempo di rientro economico dall’investimento, quindi, che si può tenere in considerazione, è stimabile in 8 anni con autofinanziamento e 10 anni e 2 mesi con finanziamento bancario al 7,20%.

Da questa analisi è possibile comprendere quale sia il prezzo che un cliente può essere disposto ad accettare di spendere al fine di installare un impianto fotovoltaico: in tal senso – partendo dal principio che la spesa per l’impianto fotovoltaico sia coperta, annualmente, dal risparmio in bolletta dell’attività produttiva – è necessario moltiplicare il risparmio di kWh autoconsumati, e non più acquistati, per il numero di anni di ammortamento stimati in precedenza, ovvero 8 anni con autofinanziamento e 12 con finanziamento bancario.

Da questo calcolo emerge che un impianto da 100 kWp può essere venduto a 168.000 € chiavi in mano, il che significa 1.680 €/kWp (Kilowatt installati). In questi termini la grid parity può essere soddisfatta a prezzi e costi ragionevoli.

Alla luce di queste considerazioni, rimane un unico impedimento rappresentato – nel caso del finanziamento bancario – da una scarsa propensione al finanziamento da parte degli Istituti di credito, dettata da politiche monetarie e finanziarie depressive. A ciò si aggiungano i costi assai elevati dei finanziamenti, in termini di tassi di interesse.

È di tutta evidenza come in un tale scenario risulti problematico impostare strategie di risparmio energetico mirate e sia di conseguenza necessario valutare nuove modalità di reperimento dei fondi, quali ESCO, crowdfunding e finanziatori privati.

Approfondimenti

A cura di Ing. Stefano Superina

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