Efficienza Energetica degli Edifici nella Nuova Direttiva Europea 2010/31/CE (EPBD)



Considerando il fatto che il 40% dei consumi di energia dell’Unione Europea è riconducibile alle abitazioni, la gestione del risparmio energetico domestico diventa uno strumento di fondamentale importanza per l’approvvigionamento di energia nel medio ma soprattutto nel lungo periodo.

Nella nuova direttiva “Energy performance building directive” che è entrata in vigore il 9 luglio 2010 e che sostituirà la precedente Direttiva (abrogata dal 1 febbraio 2012) viene sottolineata la necessità di ridurre fortemente i consumi di energia nelle abitazioni.

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Photo credit: drz image

La nuova direttiva pone dei limiti ulteriori rispetto a quanto era stato previsto prima dal Protocollo di Kyoto e in un secondo momento dal pacchetto Clima Energia del 2008 che, con il cosiddetto “20-20-20”, prevedeva la riduzione del 20% delle emissioni di gas, l’aumento del 20% del risparmio energetico e il raggiungimento del 20% di consumi da fonti rinnovabili, tutto ciò entro il 2020.

Tra le novità più importanti della nuova direttiva emerge l’indicazione, per gli edifici realizzati dopo il 2020 e per gli edifici pubblici edificati dopo il 2018, di un consumo di energia prossimo allo zero: per la prima volta si sente parlare quindi di “case a energia quasi zero”. In particolare, con l’espressione “casa a energia quasi zero”, ci si riferisce ad una struttura ad elevata prestazione energetica e con un altissimo grado di sostenibilità, il cui fabbisogno energetico dovrebbe essere coperto perlopiù da energia generata da fonti rinnovabili (quali ad esempio il fotovoltaico) e possibilmente prodotta nelle vicinanze.

Per quanto riguarda l’efficienza energetica degli edifici, secondo quanto stabilito dalla direttiva, sarà compito degli Stati membri definirne i requisiti minimi, in funzione delle condizioni climatiche locali ma anche, e questa è una importante novità, tenendo conto dell’efficacia dal punto di vista dei costi. Il nuovo approccio orientato ai costi mostra quindi una diversa visione del problema che non tiene conto esclusivamente dell’aspetto ambientale ed ecologico dell’efficienza energetica ma anche economico. Da questo approccio emerge però una forte criticità: il fatto che gli Stati membri non debbano fissare requisiti minimi di prestazione energetica che non siano efficaci dal punto di vista dei costi potrebbe compromettere l’attenzione verso gli aspetti puramente ambientali.

La certificazione energetica assumerà sempre più importanza e diventerà un punto fermo della legislazione comunitaria: viene infatti riconfermato il ruolo guida degli enti pubblici nonché l’obbligo, in caso di locazione, vendita o costruzione di mostrare e consegnare l’attestato di certificazione al potenziale acquirente o nuovo locatario.

La vera novità in merito alla certificazione energetica riguarda però gli aspetti commerciali: in caso di vendita o locazione l’indicatore di prestazione energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare dovrà comparire in tutti gli annunci dei mezzi di comunicazione commerciali.

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