Inquinamento Ambientale e Consumi Energetici: Ecco 5 Benefici della Vegetazione Diffusa nell’Ambiente Urbano



L’inquinamento ambientale è una piaga che si allargherà sempre di più se non limitiamo i consumi energetici, sia dentro che fuori casa. La vegetazione diffusa nelle città permette di affrontare doppiamente il problema, per via diretta, assorbendo gli inquinanti, e indiretta, facendo risparmiare energia per riscaldare e raffrescare.

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Photo credit: jenni40947

Attualmente quasi la metà della popolazione mondiale vive in aree urbane che occupano circa il 3% della superficie terrestre utilizzabile. Se nel 2050 l’estensione della città ed il numero dei loro abitanti raddoppieranno, come risulta dalle analisi demografiche più recenti, le aree urbane occuperanno il 6% del territorio terrestre ed è urgente domandarsi come potrà essere la qualità della vita in queste città del futuro.

La necessità di accompagnare il processo di urbanizzazione con una pianificazione e progettazione accurata del verde è diventata quindi sempre più indispensabile non solo ai fini estetici, ma soprattutto per garantire un livello di vivibilità accettabile degli spazi urbani.

A noi tutti è possibile sentire il benefico effetto che la presenza di un viale alberato, di un giardino o di un parco che interrompa il ritmo serrato dell’edificato delle nostre città con la campagna limitrofa. La domenica diventa non a caso un’occasione per fuggire a fare passeggiate in campagna.

Ecco i 5 motivi per favorire la diffusione del verde integrato nelle città:

  1. Miglioramento della Qualità dell’Aria
  2. Riduzione Anidride Carbonica emessa in Atmosfera
  3. Ombreggiamento e Risparmio Energetico
  4. Contrastare le Isole di Calore con la Vegetazione
  5. Ridurre lo Stress con il Verde

Vediamo i dettagli:




Miglioramento della Qualità dell’Aria

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Photo credit: 350org

Uno degli aspetti rilevanti da considerare è quello relativo al contributo che la presenza del verde apporta per il miglioramento della qualità dell’aria.

Le piante sono in grado di diminuire drasticamente la quantità di metalli pesanti presenti nell’atmosfera, sequestrandoli ed impedendo la loro diffusione nell’ambiente urbano. L’efficienza decontaminante della vegetazione è direttamente proporzionale alla superficie delle piante.

Le foglie degli alberi intercettano e rimuovono molti degli inquinanti presenti nell’aria, come il monossido ed il diossido di carbonio, l’ozono, il monossido ed il diossido di azoto, il diossido di zolfo ed il particolato PM10. Il particolato atmosferico è costituito da sostanze di origine diversa allo stato solido o liquido (sabbia, sali, ceneri, polveri, fuliggine, sostanze vegetali, composti metallici, elementi come il carbonio o il piombo ecc.) che derivano da processi di combustione e da prodotti di reazione dei gas e che, a causa delle loro dimensioni ridotte, rimangono sospese nell’atmosfera per un tempo variabile.

Le particelle più grossolane, sotto l’influenza di correnti d’aria, sedimentano incontrando la superficie vegetale delle piante e attraverso le precipitazioni atmosferiche vengono su queste depositate. L’azione sarà tanto più consistente quanto maggiore è la superficie vegetale che viene incontrata, e superiore l’attrito offerto. Quindi piante con numerosi rami, dal fogliame abbondante e ruvido e con presenza di peluria, di cere e di superfici bagnate migliorano l’efficienza dell’intercettazione.

E’ importante sottolineare come le emissioni in atmosfera di gas nocivi sia strettamente connesso con la salute pubblica. Molte malattie del primo tratto respiratorio sono correlate con la qualità dell’aria che respiriamo e numerosi studi confermano lo stretto legame esistente tra l’incidenza di malattie respiratorie e la concentrazione di polveri sottili e ultrasottili.

L’azione delle piante nei confronti degli inquinanti si può sviluppare nelle foglie e/o nei differenti tessuti vegetali attraverso tre diversi meccanismi:

  • i composti vengono assorbiti a livello superficiale e resi inattivi
  • i composti sono immagazzinati nei tessuti cellulari e di conseguenza inattivati
  • i composti sono metabolizzati ed utilizzati dalle piante

Negli ultimi anni si sono sviluppati modelli matematici molto affidabili in grado di stimare le quantità di inquinanti rimosse da una data porzione di vegetazione. Questi modelli sono un prezioso strumento di studio e di controllo dell’ambiente.

Riduzione Anidride Carbonica Emessa in Atmosfera e Protocollo di Kyoto

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Photo credit: wheatfields

Un’attenzione particolare dev’essere rivolta all’anidride carbonica presente in atmosfera, proveniente dalla combustione di carburanti fossili per il funzionamento degli autoveicoli e per la produzione di energia e calore negli edifici.

Questo problema assume una consistenza diretta nell’ambiente urbano, in cui la crescita della popolazione e degli spazi costruiti si traduce anche in un aumento del traffico e dei consumi energetici. Come conseguenza indiretta, l’alta concentrazione di CO2 e di altri gas contribuisce all’aumento della temperatura atmosferica. Tali gas, denominati gas serra , assorbono una parte della radiazione solare, raggi infrarossi, e riscaldandosi li rimandano verso la terra. Il riscaldamento dei gas è sufficiente perchè aumenti la temperatura dell’atmosfera.

Il Protocollo di Kyoto impegna i Paesi industrializzati e quelli ad economia in transizione (i Paesi dell’est europeo) a ridurre complessivamente del 5% nel periodo 2008-2012 le principali emissioni antropogeniche di gas capaci di alterare l’effetto serra naturale del nostro pianeta.

I sei principali gas serra sono:

  1. anidride carbonica (CO2), prodotta dall’impiego dei combustibili fossili in tutte le attività energetiche e industriali, oltre che nei trasporti
  2. metano (CH4), prodotto dalle discariche dei rifiuti, dagli allevamenti zootecnici e dalle coltivazioni di riso
  3. protossido di azoto (N2O), prodotto nel settore agricolo e nelle industrie chimiche
  4. idrofluorocarburi (HFC)
  5. perfluorocarburi (PFC)
  6. esafluoruro di zolfo (SF6), tutti e tre impiegati nelle industrie chimiche e manifatturiere

Il protocollo di Kyoto impegna ogni Paese aderente a realizzare l’inventario dei flussi e degli stock di carbonio accumulati nelle foreste e nelle piantagioni forestali e di aggiornarli periodicamente. In attuazione di tali indicazioni l’Italia ha istituito un proprio Registro Nazionale dei Serbatoi di Carbonio Agro-Forestali, uno strumento di certificazione delle quantità di carbonio assorbito dai sistemi agrari e forestali nazionali e si è impegnata a realizzare ed aggiornare l’Inventario Forestale Nazionale.

Le piante agiscono come accumulatori di anidride carbonica, fissando il carbonio durante il processo fotosintetico e immagazzinandone l’eccesso sotto forma di biomassa fogliare e legnosa.
Interventi di afforestazione e forestazione sono dunque ampiamente da sostenere in un ottica che prevede un miglioramento complessivo della qualità della vita nelle nostre città.

Ombreggiamento e Risparmio Energetico

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Photo credit: pigstyave

Un’ulteriore controllo sulle emissioni di CO2 viene determinata in maniera indiretta, sempre ad opera del verde urbano.

Le piante, adeguatamente disposte in relazione agli edifici, esercitano un efficace azione di ombreggiamento nei mesi estivi e di protezione dai venti freddi in inverno. Questo si traduce in un minor utilizzo degli impianti di riscaldamento e condizionamento delle nostre abitazioni.

Contrastare le Isole di Calore con la Vegetazione

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Photo credit: rainchurch

Un altro aspetto da considerare, data la forte incidenza che in città rivestono le superfici asfaltate e in varia misura pavimentate, riguarda l’alterazione significativa delle principali proprietà areodinamiche, radianti, termiche e di umidità delle aree urbane, se confrontate con quelle di zone limitrofe laddove la superficie naturale del terreno sia lasciata intonsa e in maniera anche diversificata e accompagnata da copertura vegetale.

Si creano le cosiddette isole di calore, un vero e proprio clima urbano comunemente caratterizzato da una peggiore qualità dell’aria e da temperature più elevate.

La presenza di vegetazione riesce a contrastare la formazione delle isole di calore in maniera diretta e indiretta:

  • la superficie fogliare crea un ombreggiamento che assorbe il calore e protegge dalle radiazioni solari e dal riverbero delle superfici pavimentate;
  • attraverso l’evapotraspirazione le piante si comportano da condizionatori naturali poichè assorbono l’acqua dalle radici e la rilasciano sotto forma di vapore acqueo; tale processo sottrae energia all’ambiente circostante, determinando l’abbassamento della temperatura in prossimità della piante nelle ore di maggiore insolazione.

Questo si traduce in termini di un minore utilizzo degli impianti di condizionamento e quindi di energia, per quegli edifici in prossimità dei quali siano collocate delle piante arboree.

Ridurre lo Stress con il Verde

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Photo credit: askthepixel epsos

Un altro aspetto che è stato affrontato negli ultimi anni è la stretta correlazione fra la presenza di verde urbano e la riduzione dello stress. Molti sono gli studi al riguardo e tutti riportano la relazione positiva tra il verde e coloro che lo frequentano di più, in quanto abitano e/o visitano maggiormente aree verdi e sono meno soggetti a malattie collegate allo stress.

Ritengo utile affermare che la pianificazione e la progettazione del verde devono tenere conto anche, ma non solo, delle conoscenze più avanzate in termini di ecologia ed ecofisiologia vegetale al fine di determinare le scelte progettuali con una cognizione maggiore del ruolo che le piante possono efficacemente svolgere nell’ecosistema urbano a partire da oggi per il tempo a venire.

Approfondimenti e fonti sull’argomento

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Un commento

  1. Ennio Poggiana

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